Neo-con, old style

Dopo l’annuncio di Fini e Berlusconi stanno spuntando come funghi, acclamati dai propri dirigenti, osannati dalle folle: sono loro, i “neo-conservatori”.

Questi fighetti della politica amano definirsi di “destra” anche se l’unica cosa di destra che si portano dietro è la freccia del loro SUV. Li vedi andare in giro vestiti di tutto punto, come i testimoni di Geova e in realtà vengono a portare nelle nostre case la speranza di un mondo migliore, fatto di cellulari, conti in banca in rosso e privatizzazioni.

Si dichiarano pronti a servire il proprio Paese ma spesso e volentieri finiscono per svenderlo a prezzi di realizzo sempre allo stesso acquirente: lo zio Tom.

Non si incontrano più nelle sezioni, preferiscono i circoli, rilassanti centri benessere del disimpegno politico. Si radunano in gregge nelle convention in puro stile yankee-repubblicano, i loro discorsi hanno tutti lo stesso sapore, come il big mac. Li possiamo trovare a qualche angolo della strada insieme a Di Pietro intenti a raccogliere firme per un referendum, salvo poi vederli riporre penne e banchetti, non appena avvertito il profumo delle elezioni.

Adorano Mastella e Dini, novelli salvatori della patria, e vanno tutte le domeniche a messa, solo per non sentirsi come Diliberto. Non vedono l’ora di poter tornare a gestire poltrone, affari e cosche sul modello del buon governo in stile Cuffaro.

Cambia la terminologia ma lo stile è, indubitabilmente, sempre lo stesso, da almeno 60 anni.

Bentornata Democrazia Cristiana.

Fini, l’ennesimo colpo di mano: addio AN

Ormai la notizia è ufficiale: AN confluirà nel “listone” con FI, in vista delle prossime elezioni politiche del 13-14 aprile. Come confermato dallo stesso Presidente di Alleanza Nazionale al termine dell’incontro con Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli, AN e FI correranno insieme sotto i vessilli americaneggianti del Popolo delle Libertà. “Il 13 aprile nascerà nelle urne un nuovo grande soggetto politico, ispirato ai valori del Ppe e quindi alternativo alle sinistre. Condivido pienamente la proposta del presidente Berlusconi di dare un unica voce in Parlamento al ‘popolo del 2 dicembre’, il Popolo delle Libertà.” ha dichiarato Gianfranco Fini, il quale si è affrettato a sottolineare che nei prossimi giorni si presenterà alla direzione di An per chiedere “di ratificare questa decisione”.

Non voglio entrare nel merito della questione sulla lista unica, sulla condivisione dei valori del Ppe e tutte le altre dissertazioni di natura politico- ideologico che hanno contraddistinto le scelte di Alleanza Nazionale nel corso di questi anni: l’argomento è stato ampiamente in altre e più autorevoli sedi.

È interessante, invece, analizzare le modalità tramite le quali queste scelte, fondamentali e fondanti per il partito, vengano messe in atto e, poi, sottoposte (?) alla base militante di AN.

Di solito funziona così: il Presidente-padrone Fini prende una decisione, lui solo notare bene, tale decisione viene poi sottoposta alla direzione nazionale la quale, ovviamente, ratifica e approva l’operato del proprio Presidente (e come non potrebbe visto che la composizione e la nomina della direzione nazionale sono di esclusiva competenza del Presidente?).

Le elezioni incombono e anche questa volta, il Presidente-padrone ha deciso per tutti. In fondo, Lui, dall’alto della Sua illuminata lungimiranza politica, sceglie sempre cioè che è meglio per il partito e questa sua innata vocazione a far del Bene non può essere messa mai in discussione. Come nel 1999, quando lanciò la lista dell’elefantino con l’ex democristiano, Mariotto Segni: AN toccò il suo minimo storico.

Eppure il Presidente-padrone è colui il quale, proprio nell’ottica di una più “democratica” ed efficace partecipazione degli iscritti alla vita politica di AN, ad esempio, ha statuito tutta una serie di meccanismi per l’elezione diretta dei coordinatori provinciali e regionali.

Forse sarebbe stato meglio sentire l’opinione dei militanti su argomenti quali voto agli immigrati, fecondazione assistita, fascismo e antifascismo, ingresso nel Ppe e “listone” unico del centro-destra piuttosto che lasciare a coloro che pagano la tessera le “briciole” della scelta del candidato provinciale o regionale.

Ma ratificare le decisioni prese altrove con primarie e gazebi, sarebbe stata l’ultima farsa per gli elettori di AN: la direzione nazionale già svolge egregiamente questo ruolo.

Grazie Presidente-padrone.

Addio AN. Nessuno sentirà la tua mancanza.