Dopo l’annuncio di Fini e Berlusconi stanno spuntando come funghi, acclamati dai propri dirigenti, osannati dalle folle: sono loro, i “neo-conservatori”.
Questi fighetti della politica amano definirsi di “destra” anche se l’unica cosa di destra che si portano dietro è la freccia del loro SUV. Li vedi andare in giro vestiti di tutto punto, come i testimoni di Geova e in realtà vengono a portare nelle nostre case la speranza di un mondo migliore, fatto di cellulari, conti in banca in rosso e privatizzazioni.
Si dichiarano pronti a servire il proprio Paese ma spesso e volentieri finiscono per svenderlo a prezzi di realizzo sempre allo stesso acquirente: lo zio Tom.
Non si incontrano più nelle sezioni, preferiscono i circoli, rilassanti centri benessere del disimpegno politico. Si radunano in gregge nelle convention in puro stile yankee-repubblicano, i loro discorsi hanno tutti lo stesso sapore, come il big mac. Li possiamo trovare a qualche angolo della strada insieme a Di Pietro intenti a raccogliere firme per un referendum, salvo poi vederli riporre penne e banchetti, non appena avvertito il profumo delle elezioni.
Adorano Mastella e Dini, novelli salvatori della patria, e vanno tutte le domeniche a messa, solo per non sentirsi come Diliberto. Non vedono l’ora di poter tornare a gestire poltrone, affari e cosche sul modello del buon governo in stile Cuffaro.
Cambia la terminologia ma lo stile è, indubitabilmente, sempre lo stesso, da almeno 60 anni.
Bentornata Democrazia Cristiana.